Lettera del Vescovo alla Diocesi per l’avvio del nuovo anno pastorale 2010 – 2011
Miei cari,
auguro a tutti che questo periodo estivo abbia giovato al corpo e all’anima, alla salute e alla convivenza familiare. Vorrei essere vicino a chi, in questo periodo, è stato accompagnato da preoccupazioni e sofferenze anche gravi. Penso, per esempio, a famiglie che devono costantemente accudire ad un disabile e devono decidere l’uso del tempo non secondo i propri gusti, ma con l’attenzione all’ultimo perché sia trattato come il primo. Né ci deve mancare un pensiero e un gesto di solidarietà per gli abitanti dei Paesi, come il Pakistan, dove il maltempo ha provocato 1500 morti, dove milioni di persone hanno dovuto abbandonare la loro casa e dove moltissimi bambini sono a rischio di gravi malattie. Anche la nostra Diocesi, con la promozione della Caritas, è chiamata a dare segni concreti di vicinanza.
Ringrazio tutti coloro che, durante il periodo estivo, hanno trovato il modo di rendersi utili agli altri. Penso, ad esempio, a coloro che, insieme con l’Oftal, hanno accompagnato i malati a Lourdes. Penso a coloro che hanno sostenuto il Grest e i “campi scuola”, stando generosamente vicini ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti, ai giovani, anche a costo di notevoli fatiche. So che queste iniziative estive, in genere, costituiscono una positiva premessa per i tempi ordinari dell’anno sia per l’Oratorio e i ragazzi, sia per i gruppi di adolescenti e giovani.
Il mio “grazie” si estende a tutti coloro che, magari in forme caratterizzate da molta discrezione, hanno però vissuto il comandamento dell’amore fraterno e la responsabilità missionaria dell’annuncio instancabile della buona novella di Cristo Signore.
II nuovo anno pastorale, scolastico e sociale che ci attende trova nel mese di settembre e all’inizio di ottobre dei momenti significativi della volontà di procedere con solerzia nel cammino. In genere, la ripresa risulta faticosa perché, soprattutto per ragazzi e giovani chiamati a riprendere anche la scuola, cambia il ritmo quotidiano. Occorre dunque qualche sforzo di volontà. Più profondamente, occorre tener conto che la vita diventa per ognuno di noi un tempo di crescita se è un tempo di cammino. Che vuol dire, per i ragazzi, valorizzare le proposte educative; e vuoi dire, per gli adulti, portare con coraggio la propria responsabilità. Per i sacerdoti e tutti i loro collaboratori significa farsi carico del cammino della comunità cristiana, dire parole che risvegliano la fede, il gusto del Vangelo, l’affetto del cuore per il Signore Gesù. Significa soprattutto dare un esempio di vita vissuta come discepoli di Gesù per offrire, in questo modo, una buona testimonianza di fronte al mondo.
II cammino diocesano dovrà essere particolarmente attento alla proposta del “camminare insieme”. Ne ho già parlato nella Lettera Pastorale dello scorso anno, ma vi è la necessità di tenerla in primo piano anche quest’anno. Quando dico “camminare insieme” intendo sollecitare alcuni passi che mi limito qui ad elencare. Il primo è una vera fraternità tra i sacerdoti fatta di comunicazione, di vicinanza, di aiuto reciproco. Il secondo è lo spirito della comunione all’interno delle singole comunità parrocchiali: esse sono chiamate ad essere non come un meccanismo con vari pezzi, ma un corpo con molte membra vitalmente unite tra loro. Un terzo passo è identificato con il camminare insieme da parte di ogni singola parrocchia con le parrocchie vicine, formando delle vere Unità Pastorali e potendo così dire che tutta la Chiesa è per tutta la Chiesa, soprattutto per affrontare con spirito veramente missionario e in modo più adeguato le sfide del nostro tempo.
Ci sono diversi capitoli dell’azione pastorale che attendono Unità Pastorali vivaci, ardimentose, progettuali, operative, costanti nel confronto reciproco. Penso al capitolo dei preadolescenti, degli adolescenti e dei giovani e a tutto il tema educativo che la Chiesa italiana propone di tenere in primo piano per tutto il prossimo decennio; penso al capitolo degli “ultimi” e a tutto l’impegno caritativo che ci attende; penso agli adulti e al lavoro di approfondimento biblico, teologico e culturale necessario perché possiedano almeno la “grammatica” necessaria per affrontare le questioni di rilevanza religiosa e morale che ogni giorno emergono nel dibattito pubblico, in particolare attraverso i mass media; penso alla formazione dei catechisti, dei membri dei Consigli Pastorali Parrocchiali, delle “équipe” laicali delle stesse Unità Pastorali; penso anche ai rapporti di dialogo e di collaborazione da stabilire con la scuola e con le istituzioni civili.
Dobbiamo dunque rimboccarci le maniche e ricordare che un buon lavoro per la Chiesa va sempre accompagnato dalla nostra conversione al Signore, dal rinnovamento del nostro cuore, della scelta di vivere la carità e di avere grande venerazione per la verità.
Maria, Madre del buon consiglio, ci accompagni. Buon anno a tutti.
Novara, 30 agosto 2010
+ Mons. Renato Corti
Potrebbe interessarti anche...
- ACR – “Chiamati insieme”! Ciao a tutti! Siamo un gruppo di bambini che ha...
- Tutti a Roma insieme col Papa! “Con l’invito a ritrovarsi domenica prossima al Regina coeli le...
Tag: chiesa, mons. Corti, vescovo