Il segreto di Pier Giorgio Frassati

«Il segreto dell’attua­lità di Pier Giorgio? È l’amico che vorre­sti avere, con qualche pro­blema a scuola e la sofferen­za per le ragazze… Un ragaz­zo normale che senti vicino, anche se ha vissuto l’amore per Dio e per gli altri in mo­do fortissimo, come il suo ser­vizio per la città e l’impegno accanto ai malati e agli ultimi». A vent’anni dalla beati­ficazione di Frassati, che ri­corre oggi, Chiara Finoc­chietti testimonia che per lei – vicepresidente nazionale per il Settore giovani dell’A­zione cattolica – e tutta l’as­sociazione il beato è una figura viva ma soprattutto vi­cina, quel ragazzo delle «otto beatitudini» che Giovanni Paolo II descrisse così il 20 maggio 1990: «A uno sguardo superficiale, lo stile di Pier Giorgio non presenta granché di straordinario… In lui la fe­de e gli avvenimenti quoti­diani si fondono armonica­mente, tanto che l’adesione al Vangelo si traduce in at­tenzione ai poveri e ai biso­gnosi ». L’anno precedente, pellegri­no a casa Frassati a Pollone, nel Biellese, papa Woytjla aveva confi­dato che da studente era «rimasto impressionato dalla forza della testimonianza cristiana» di quel gio­vane dalla parabola e­sistenziale brevissi­ma: nato a Torino nel 1901, si spegne nel 1924 per una polio­mielite fulminante. Ma la sua vita è inten­sa, dalla passione per la montagna alla sua ricca partecipazione associativa: membro dell’Azione Cattolica e della Federa­zione Universitari Cat­tolici quando si iscri­ve alla Facoltà d’inge­gneria, partecipa alla San Vin­cenzo e si iscrive al Partito popolare di don Sturzo, ha tan­ti amici e spende il suo tem­po libero nel volontariato.

tratto da www.avvenire.it

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