San Domenico Savio visto da vicino

Domenico Savio nacque il 2 aprile 1842 a San Giovanni, frazione di Riva presso Chieri, agli estremi confini della provincia e della diocesi torinese. Fu il secondo di ben dieci fratelli. Alla fine del 1843 la sua famiglia si trasferì a Murialdo, frazione di Castelnuovo d’Asti, odierna Castelnuovo Don Bosco. Qui nel 1848 Domenico iniziò le scuole e nella chiesa parrocchiale del paese ricevette la prima Comunione. Proprio in tale occasione, all’età di appena sette anni, tracciò il suo progetto di vita che sintetizzò in quattro propositi ben precisi: “Mi confesserò molto sovente e farò la Comunione tutte le volte che il confessore me ne darà il permesso. Voglio santificare i giorni festivi. I miei amici saranno Gesù e Maria. La morte ma non peccati”.

Il 2 ottobre 1954 Domenico, ormai dodicenne, incontrò Don Bosco ai Becchi. Il santo educatore rimase sbalordito da questo ragazzo: “Conobbi in quel giovane un animo tutto secondo lo spirito del Signore e rimasi non poco stupito considerando i lavori che la grazia di Dio aveva operato in così tenera età”. Con la sua innata schiettezza il ragazzo gli disse: “Io sono la stoffa, lei ne sia il sarto: faccia un bell’abito per il Signore!”. Nel giro di soli venti giorni poté così fare il suo ingresso nell’oratorio di Valdocco a Torino. Si mise dunque a camminare veloce sulla strada che Don Bosco gli consigliò per “farsi santo”, il suo grande sogno: allegria, impegno nella preghiera e nello studio, far del bene agli altri, devozione a Maria. Scelse il santo come confessore e, affinché questi potesse formarsi un giusto giudizio della sua coscienza, volle praticare la confessione generale. Iniziò a confessarsi ogni quindici giorni, poi addirittura ogni otto.
Domenico imparò presto a dimenticare se stesso, i suoi capricci ed a diventare sempre più attento alle necessità del prossimo. Sempre mite, sereno e gioioso, metteva grande impegno nei suoi doveri di studente e nel servire i compagni in vari modi: insegnando loro il Catechismo, assistendo i malati, pacificando i litigi.

Un giorno spiegò ad un ragazzo appena arrivato all’Oratorio: “Sappi che noi qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri. Facciamo soltanto in modo di evitare il peccato, come un grande nemico che ci ruba la grazia di Dio e la pace del cuore, di adempiere esattamente i nostri doveri”.
L’8 dicembre 1854, quando papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, Domenico si recò dinnanzi all’altare dedicato alla Madonna per recitarle questa preghiera da lui composta: “Maria, ti dono il mio cuore. fa’ che sia sempre tuo. Fammi morire piuttosto che commettere un solo peccato. Gesù e Maria, siate voi sempre i miei amici”. Due anni dopo fondò con un gruppo di amici la “Compagnia dell’Immacolata”: gli iscritti si impegnavano a vivere una vita intensamente cristiana e ad aiutare i compagni a diventare migliori. L’amore a Gesù Eucaristia ed alla Vergine Immacolata, la purezza del cuore, la santificazione delle azioni ordinarie e l’ansia di conquista di tutte le anime furono da quel momento il suo principale scopo di vita.

Nell’estate del 1856 scoppiò il colera, malattia a quel tempo incurabile. Le famiglie ancora sane si barricarono in casa, rifiutando ogni minimo contatto con altre persone. I colpiti dal male morivano abbandonati. Don Bosco pensò di radunare i suoi cinquecento ragazzi, invitando i più coraggiosi ad uscire con lui. Quarantaquattro, tra i ragazzi più grandi, si offrirono subito volontari. Tra di essi in prima fila spiccava proprio Domenico Savio. Ammalatosi anch’egli, dovette fare ritorno in famiglia a Mondonio, dove il 9 marzo 1857 morì fra le braccia dei genitori, consolando la madre con queste parole: “Mamma non piangere, io vado in Paradiso”. Con gli occhi fissi come in una dolce visione, spirò esclamando: “Che bella cosa io vedo mai!”.

Il papa Pio XII beatificò Domenico Savio il 5 marzo 1950 e lo canonizzò il 12 giugno 1954. Domenico, quasi quindicenne, divenne così il più giovane santo cattolico non martire. I suoi resti mortali sono venerati nella Basilica torinese di Maria Ausiliatrice. è patrono dei pueri cantores, nonché dei chierichetti, entrambe mansioni liturgiche che svolse attivamente. Altrettanto nota è la sua speciale protezione nei confronti delle gestanti, tramite il segno del cosiddetto “abitino”, in ricordo del miracolo con cui il santo salvò la vita di una sua sorellina che doveva nascere.

La memoria liturgica del santo è stata fissata per la Famiglia Salesiana e per le diocesi piemontesi al 6 maggio, in quanto l’anniversario della morte cadrebbe in Quaresima.

Dalla lettera del Rettor Maggiore dei Salesiani don Pascual Chàvez per il 150° anniversario della morte di San Domenico Savio

Scrivo a voi ragazzi e giovani:

voi siete sempre stati la grande passione di Don Bosco. Per voi egli si è speso fino all’ultimo respiro. Voi siete, oggi più che mai, nel mio cuore e siete “il motivo di vita” di quanti hanno scelto di impegnarsi nella missione salesiana. Scrivo a voi perché conosco “la vostra fame” di proposte vere. Scrivo a voi perché conosco “la vostra sete” di gioia profonda. In questo giorno dedicato a Domenico Savio vi invito a guardare a questo giovane che con la sua vita vuole essere un modello vero per tutti voi. Egli vi rende partecipi dei suoi segreti.

Il primo è quello di essere capaci di grandi ideali. Soprattutto, lasciatevi prendere dal desiderio di una vita cristiana di alta qualità. Questo significa inserire chiaramente nel vostro progetto di vita l’obiettivo e la volontà di essere “santi”. Questo è stato il grande desiderio di Domenico Savio; questo sia anche un desiderio coltivato nel cuore di ciascuno di voi.

Il secondo segreto che Domenico vi insegna è che la nostra vita cristiana viene continuamente “guarita e rinnovata” dal sacramento della Riconciliazione e diventa forte nutrendosi del “Pane della Vita” nell’Eucaristia. A dispetto di ogni difficoltà, possiamo essere dei forti vivendo una vera relazione di amicizia con il Signore Gesù, attraverso l’esperienza sacramentale. In questo cammino di vita cristiana Maria, come Immacolata ci è accanto per indicarci la bellezza di ciò che è buono, giusto, puro, amabile, degno di lode, e come Ausiliatrice ci sostiene e protegge nelle difficoltà del cammino.

Il terzo segreto è quello di donare fin d’ora la nostra vita per gli altri. Essere dei veri “lottatori del bene”, impegnati nel servizio, portatori di speranza e di gioia. Sempre disposti a tutto per far crescere il bene e combattere il male, proprio come ha fatto Domenico Savio. Sarete capaci di tutto questo? Io ne sono sicuro, ma ad una condizione: che sappiate scegliervi una guida che accompagni il vostro cammino. Carissime/i, sceglietevi “il vostro Don Bosco”! Così ha fatto Domenico e la sua vita ha dato quei frutti abbondanti che tutti noi conosciamo. Io, da parte mia, come successore di Don Bosco, vi sono vicino, vi incoraggio e quotidianamente vi ricordo nella preghiera.

Tag: ,

2 Commenti a “San Domenico Savio visto da vicino”

  1. Frate German scrive:

    Pace e bene, oggi a Roma ho poduto celebrare la messa in onore a Santo Domenico Savio, credo che lui e Santa Maria goreti in questo tempo sono intercesori per il clero. chiedamo a Dio che ci aiute a tutti a essere bravi, chiedamo per intercesione di santo Domenico Savio il dono della purezza.

    Vi ringrazio per questo articolo Spirituale.

  2. donlorenzo80 scrive:

    Grazie Frate German per il tuo messaggio. Hai giustamente ricordato anche il tema della “purezza”, così importante e così dimenticato perché considerato d’altri tempi. A presto!

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento