Giovani e fede: un tema caldo per la Chiesa italiana!

don Luca Bressan

Pubblichiamo qui di seguito alcuni appunti (non rivisti dal relatore) presi in occasione dell’Assemblea Diocesana di inizio anno pastorale a Boca lo scorso 24 settembre. Era presente oltre al nostro Vescovo anche don Luca Bressan, sacerdote della Diocesi di Milano, esperto docente di Teologia Pastorale. E’ intervenuto nel corso della serata sul tema: “Giovani e fede. Un tema caldo nell’agenda della Chiesa italiana”.

Proviamo a rivivere le emozioni vissute in questa ultima mezzora: stanchezza, fatica, voglia di ripartire, la parola del vescovo, ecc. Poi abbiamo sentito due pagine di san Paolo, un Paolo stanco che descrive il suo tempo con cinica amarezza. Sono 21 le caratteristiche negative della gente del suo tempo, quelle positive sono solo due. Anche il cuore di Paolo è pieno di amarezza, è stanco.

Il tema che dobbiamo affrontare non è certamente semplice, ma per farlo dobbiamo porci almeno tre domande:

1) perché ogni 10 anni i vescovi ci complicano la vita dandoci degli obiettivi di cui sappiamo poco che farcene?

2) c’è qualcuno che ci capisce qualcosa del mondo dei giovani?

3) la famiglia e la parrocchia hanno davvero così tante energie da spendere per lavorare in questo campo?

Premessa

  • siamo al quinto documento pastorale di questi ultimi decenni. I vescovi si sono accorti che la celebrazione del Concilio Vaticano II è suonata come una campana che dice: i tempi sono cambiati. Tra Chiesa e società non c’è più un camminare alla stessa andatura. Non basta più continuare a ripetere azioni che abbiamo sempre fatto. Bisogna fermarsi a pensare. Questo camminare a due andature diverse ha provocato dolorose fratture: aborto, divorzio, ecc. La Chiesa ha il compito di abitare la storia, verificando e ripensando ogni azione pastorale mutuata dal passato. Ecco perché ci vuole un progetto, per aiutarci a capire che bisogna pensare, altrimenti la storia ci travolgerà.
  • Questi progetti hanno un metodo di lavoro al proprio interno, non basta dedurne i passaggi concreti. Il metodo è quello del discernimento: occorre imparare non solo a pensare ma a darsi gli strumenti per riconoscere dove lo Spirito oggi è presente. Il tempo presente è un dono dello Spirito, rischiamo di perdere tempo ed energie a lamentarci. Dio ci ama e se permette tante cose ci sarà un motivo. Il discernimento è il metodo stesso scelto da Dio (come dice la Lettera agli Ebrei riguardo all’incarnazione).
  • Perché il tema dell’educazione? È il modo con cui la Chiesa italiana deve abitare la storia, bisogna misurarsi con questo problema; come ascolta i giovani, come aiuta loro a incontrare Gesù? Il discernimento fatto dice che il punto forte da abitare come Chiesa oggi è l’educazione.

I contorni del cambiamento. Chi sono i giovani d’oggi?

  • Il fenomeno della gioventù odierna si presenta in modo inedito. I giovani sono una nuova generazione, una nuova umanità, hanno un nuovo linguaggio loro proprio. Questa forte frattura si vede nel fatto che essi non sono più capaci di leggere le istituzioni (famiglia, scuola, società come regole di comportamento, Chiesa…) come le vediamo noi adulti/anziani. Le istituzioni servono e basta, le usano. I giovani non vengono all’oratorio per trovarsi insieme e crescere insieme, vengono se ci guadagnano qualcosa. D’altra parte chi ha rovinato e svenduto le istituzioni siamo noi adulti. Anche per la scuola vale lo stesso discorso. L’insegnante deve guadagnarsi il rispetto sul campo, non gli è dato dal suo ruolo, ma questo sistema svilisce la sua figura. Così per la fede cristiana: spesso la nascita di nuovi movimenti e comunità risponde alla logica della differenziazione che toglie peso all’istituzione.
  • I giovani senza istituzione sono:

◦      nomadi: possono abitare più spazi sociali contemporaneamente per cui possono saltare da uno all’altro senza problemi e rimorsi; non ha mai tempo di interiorizzare quello che vivi;

◦      costruiti: vale molto oggi come si appare; tutto è un palcoscenico dentro il quale devo recitare una parte; non sono mai liberi di raccontarsi come sono e alla lunga questo è una tortura. Non sanno più chi sono, sono stressati e non sanno più cosa vogliono. Sanno bene cosa non vogliono ma non cosa vogliono essere.

◦      orizzontali: non hanno padri; tutti giocano e nessuno costruisce la catena di generazioni; quando si cambia gruppo si cambia identità.

◦      tragici: si lasciano dominare; v. il film L’attimo fuggente; per la prima volta questi giovani percepiscono il futuro come una minaccia, un pericolo.

  • I giovani alla ricerca del senso della vita:

◦      non è vero che i giovani non sono religiosi, lo sono ma in modo diverso; scordiamoci che usino le loro energie per sostenere le nostre istituzioni! Sono pellegrini nomadi; diventano a volte molto rigidi come convertiti decisi.

◦      Utilizzano tutti i registri religiosi verso la scienza – tecnica: l’importante è che ci sia una risposta concreta e puntuale ai miei problemi del momento.

◦      I giovani arrivano alla fede per la via terapeutica: cercano qualcosa che li guarisca. Rimangono affascinati da Gesù come medicina. È vero e sacrosanto, ma non dobbiamo ridurre tutto a terapia.

Nuovi modi di vivere. Una grammatica cristiana.

Da queste poche note vediamo che quello dei giovani è un pianeta molto diverso da quello che immaginiamo. Questa distonia non deve diventare acidità e nichilismo disfattista: come Paolo anche noi dobbiamo trovare gli strumenti per abitare questa civiltà e renderla luogo di maturazione.

  • la storia: non siamo una successione senza senso e imprevedibile di eventi non collegati, noi siamo uomini perché ognuno di noi è il racconto di una storia. Dobbiamo aiutare i giovani a comprendere questo: aiutarli a fare memoria di ciò che sono. Pensate alle giovani coppie quanto la mancanza di memoria influisce negativamente.
  • Il sacramento: san Paolo partiva dalla Parola di Dio per capire il presente; noi usiamo il virtuale per capire il senso della loro vita. Il palcoscenico sacramentale è più adeguato, la capacità di entrare nella vita cristiana, un grande evento sacramentale, luogo di trasfigurazione: quando Gesù pronuncia il discorso della montagna egli ha davanti i poveri di allora; li guarisce ma dona loro le beatitudini che partono da un disagio presente e arriva a un futuro di gioia.
  • La politica: sulla terra non siamo soli, l’altro è uguale a me e porta dentro di sé delle domande.

L’urgenza del presente. Il compito educativo.

  • Premessa: il mondo giovanile è il nome che assume il mandato missionario datoci da Gesù. Ogni parrocchia deve chiedersi in che modo è toccata dal problema educativo: come posso esprimere questa solidarietà alle famiglie, al mondo della scuola, ecc.? Far capire che metà della soluzione del problema è abitarlo. I genitori, la scuola ecc. si sentono abbandonati. Tutti ricordano i loro doveri, ma nessuno condivide le loro fatiche. Quanti cristiani lavorano nella scuola italiana? Come possiamo mostrare loro che condividiamo le loro fatiche e li motiviamo?
  • Il rilancio dei grandi luoghi: abbiamo la fortuna come cattolicesimo popolare italiano di avere tanti luoghi educativi, tra i quali l’oratorio. È il momento di rilanciarlo: non moltiplicare le iniziative ma fermarsi a riflettere. Salvaguardare le intenzioni. Tre regole per l’oratorio:

◦      destinazione cattolica: aperto a tutte le persone di buona volontà, non solo per chi si identifica con i nostri. Collaborare con chi si vuole partecipare al progetto.

◦      capaci di incidere dentro la società: abbiamo mantenuto spazi e strutture legati a una società diversa da quella odierna. Dobbiamo pensare le cose in modo nuovo. In Diocesi di Milano il centro estivo è organizzato da 80-90 anni. Nel 2001 l’ufficio di PG ha deciso di organizzare due centri estivi nelle piazze di Milano. Finalmente la Chiesa si occupa dei nostri giovani! (così hanno titolato i giornali…), quando invece lo si faceva tutti i giorni. Lo svantaggio di stare in spazi altrui è che non posso gestirlo come voglio.

◦      intuizione pedagogica: tante iniziative che facciamo hanno questo compito, questo fine? Cosa vuole dire “educare”? Pensare una collaborazione tra pg e caritas.

  • Servono nuove figure di padri (“donatori di senso”): aiutare i ragazzi a dare fiducia nel cammino, come il “passatore” che aiuta in montagna nei passaggi più difficili. I giovani hanno bisogno di figure così. È il tema della “generazione”, del “generare alla fede”, alla vita piena, alla maturità umana. Serve tanta pazienza, umiltà, disponibilità, ecc. Facciamo tante riflessioni sull’Iniziazione Cristiana che non funziona e non ci rendiamo conto che abbiamo assunto una mentalità produttiva: quando un catechista finisce il suo ciclo lo rimandiamo nella prima classe e si riparte…
  • Quali sono i principi educativi fondamentali?

◦      autenticità: aiutare i ragazzi a voler diventare padroni delle proprie azioni con l’aiuto della logica. Cosa può far sì che un diciassettenne dica salto da un balcone all’altro col rischio di morire. L’ansia di emozioni è così forte che spegne il lume della ragione. Aiutare i giovani ad essere autentici, dono della Pentecoste, a capirsi, spesso abbiamo davanti persone dissociate.

◦      responsabilità: aiutare i giovani a vivere questo principio, ci sono persone che mi sono simili e mi rivolgono una domanda: chi sono io per te? Non posso usarle, sono persone come me

◦      oggettività: il nostro corpo ha delle regole, il mondo virtuale fa perdere il contatto con la realtà. Non sanno la grammatica del corpo nella sua oggettività. Non sanno in cosa consiste il loro corpo.

Il mandato educativo della Chiesa italiana

Ricevere dalla Chiesa questo mandato educativo significa ricevere due compiti:

  • elaborare in modo giusto la distanza che ci separa dai giovani, come dice san Paolo dice dobbiamo ricordarci della grande speranza che è Gesù e il suo Regno che viene.
  • Più che nuove strutture o altri grandi progetti abbiamo una cosa importante che possiamo fare: raccontare noi stessi, singoli e comunità, come eravamo e come Dio ci ha salvato ed educato.

Dibattito dopo la relazione e sintesi finale del Vescovo

Famiglia

  • Il modo per testimoniare e aprire la via all’assoluto è la passione, far capire ai bambini e ragazzi (i nostri figli) che per noi sono la cosa più importante. Sembra banale ma è difficilissimo. Ci sono tre livelli:

◦      (a lungo termine) il modello economico di vita che stiamo costruendo è quello migliore? Nelle famiglie straniere si vive in modo diverso, ma è peggiore davvero? Oppure hanno qualcosa da insegnarci?

◦      (a medio termine) utilizzare parte delle risorse che abbiamo come Chiesa per affiancarci alle famiglie; organizzare momenti in cui stare insieme e vivere la festa (unendo le generazioni).

◦      (a breve termine) sostenere le famiglie con iniziative concrete

Giovani

  • guai a noi se pur di avere i giovani facessimo di tutto per tenerli lì da noi; perchè i giovani vanno in una comunità così povera e poco attraente come Taizé? Perché sono attirati dalla semplicità. Se avessi figure di padri così davvero le cose cambierebbero.

Vescovo

  1. se vogliamo pensare seriamente ai giovani ci vogliono adulti significativi, a cominciare dai genitori!
  2. c’è un luogo che merita molta attenzione: è l’oratorio! Vorrei suggerire soprattutto alle piccole realtà di lavorare insieme mettendo in atto una realtà di oratorio che possa dare una mano a questi ragazzi e giovani
  3. se vogliamo dirci una chiesa missionaria e non vogliamo usare questo aggettivo a vanvera dobbiamo riconoscere che i giovani sono il luogo che ci permette di capire se la nostra chiesa è missionaria o non lo è! Se noi cerchiamo i giovani e ci domandiamo come raggiungerli e come parlare a loro noi siamo una chiesa missionaria, altrimenti non lo siamo!

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