Annunciazione: una piccola riflessione

Centro spirituale “Le sorgenti” Comunità Emmanuel (Lecce)

Oggi, 25 marzo, ricorre la Solennità dell’Annunciazione del Signore a Maria. Ricordiamo quindi l’evento straordinario dell’irrompere di Dio nella vita della piccola e umile Maria di Nazaret attraverso la visita dell’Arcangelo Gabriele, così come ci racconta il Vangelo di Luca:

“In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.”Riportiamo una brevissima riflessione del biblista don Silvio Barbaglia:

Oggi è il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione e pensavo durante la Messa questa mattina: “Questa, dopo la Pasqua, è la solennità più importante di tutto l’anno liturgico, è la memoria dell’Incarnazione, senza la quale non ci sarebbe il Natale…: senza 25 marzo, nove mesi prima, non c’è 25 dicembre!”. Se è vero che dalla Pasqua prende senso ogni festa liturgica è altrettanto vero che dall’Annunciazione (solennità cristologica più che mariana) prende senso l’inizio della pienezza della storia della nostra salvezza, in Gesù Cristo, Logos fatto carne!
Eppure non è neppure festa di precetto! Ben più importante del Natale, a ben vedere, eppure… va’ a capire…
E’ come andare a Nazaret, il più importante santuario mariano del mondo intero: c’è giusto qualche gruppo di pellegrini che visita questo santuario ogni giorno, ma ben altre folle si vedono normalmente a Lourdes, Fatima e aggiungiamoci pure Medjugorje…
Ecco l’equazione poco teologica e liturgica ma molto “nelle corde” di ciò che muove i sentimenti e gli interessi degli uomini e donne di fede: Nazaret sta agli altri importanti santuari mariani, come la solennità dell’Annunciazione sta al Natale, all’Immacolata, all’Assunta, ecc…

Qui di seguito invece una descrizione accurata del mosaico qui sopra raffigurante la famosa scena evangelica:

Questa scena dell’Annunciazione è composta dentro il rotolo della Parola. Come le cortine di una tenda, l’angelo apre il rotolo della Scrittura, ad indicare che l’incarnazione, Dio che si fa corpo, è qualcosa di già inscritto nella Parola. Dalla Parola all’Immagine, dall’ascolto alla visibilità, dal Verbo alla carne: così si può esprimere il mistero dell’Annunciazione. Dio aderisce totalmente all’umano, si coinvolge con l’uomo assumendo la sua storia, si fa uomo grazie a Maria di Nazaret. Un Dio inaccessibile, assoluto ed eterno, inabita il grembo di una Vergine.
La Madonna, con l’apertura del suo mantello, indica l’accoglienza della Parola, del Verbo, di Dio. La Vergine l’accoglie con profondo raccoglimento e disponibilità. L’energia del dono di Dio ha bisogno di un’altra energia, purificata e raffinata da secoli di attesa: l’energia dell’accoglienza offerta da Maria, figlia di Sion. Plasmata dallo Spirito e dalla Parola nella quale abita, Maria intuisce che l’attività più feconda dell’uomo è quella di mettersi in grado di ricevere in sé il suo Dio. Maria dice il suo “sì”, e allora interviene lo Spirito ad unire l’energia divina e quella umana, il dono e l’accoglienza: nasce Gesù, non più le parole del Verbo, ma il Verbo del Padre in persona, non più una legge esteriore all’uomo, ma la grazia che nasce nella nostra umanità da Maria, “piena di grazia” (Lc 1,28).
Maria ha in mano un gomitolo. Il gomitolo è apparso nell’iconografia per indicare la tessitura della tenda del tempio alla quale, secondo gli apocrifi, Maria si sarebbe dedicata nella sua fanciullezza. La Madonna tesse il velo del tempio, di quel nuovo tempio che è il Corpo di Cristo, dal momento che dà la carne al Verbo di Dio. Fino ad allora si ascoltava la Parola, da quel momento in poi la si contempla, perché la Vergine di Nazaret, diventando Madre di Dio, gli ha dato la carne, il corpo, cioè la visibilità.

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