Ordinazioni diaconali

Imm. Diaconi“Cristo GesA? svuotA? sA� stesso assumendo una condizione di servo”

(Fil 2, 7)

Oggi in Duomo a Novara il nostro vescovo, mons. Franco Giulio Brambilla, ordinerA� cinque nuovi diaconi: tre seminaristi della nostra diocesi e con loro riceveranno il ministero anche due frati dell’ordine mendicante dei Cappuccini,A�Valentino Beniamino CrugnoliA�eA�Luca Minuto.

Marco Borghi e Gabriele Vitello: venticinquenni, provenienti dalla parrocchia di San Gaudenzio in Crusinallo,A� frazione piA? popolosa del comune di Omegna (VB), ed entrati in seminario subito dopo aver terminato le scuole superiori. Marco dopo l’ordinazione presterA� servizio a Domodossola, mentre Gabriele sarA� destinato a Bellinzago.

Roberto Pollastro: trentaduenne, A? nato e cresciuto nella nostra parrocchia ss. Pietro e Paolo di Galliate. Dopo la laurea in medicina A? entrato in seminario nel settembre del 2007. Dopo la��ordinazione presterA� servizio nella parrocchia della Madonna pellegrina di Novara.

Per chi volesse accompagnare Roberto in questo passo importante, ricordiamo che alle 15:00 davanti all’oratorio partirA� un bus che ci porterA� in cattedrale.

Domani, domenica 13 ottobre, dalle 15:00 in poi siamo tutti invitati in oratorio per festeggiare insieme al nostro nuovo diacono!

“La storia della mia vocazione non ha un inizio ben preciso, penso che sia nata dalla��incontro con il Signore, dallo scoprire che da sempre lui mi ha pensato e amato, che mi conosce nel profondo e che sa qual A? il bene migliore per me. A? un poa��quello che abbiamo ascoltato nel vangelo di oggi a�?Il buon pastore conosce le sue pecore, le chiama una ad una e le sue pecore conoscono la sua vocea�?. Certo, imparare a riconoscere i segni che il Signore ti propone non A? una cosa semplice, come non A? semplice accorgersi che lui ti ama di un amore infinito, perA? quando inizi a scoprirlo la tua vita cambia e nasce in te un desiderio forte: quello di cercare il suo vero Volto, nel quale troviamo il nostro volto e quello di compiere la sua volontA�.

Come dice il vangelo perA?, il buon pastore ti spinge ad uscire dalla��ovile, dal recinto. Questo A? successo anche a me e devo dire che non A? stato semplice. Un poa�� per la mia timidezza e per le mie paure, un poa�� perchA� volevo fare tutto da solo. Da soli perA? non ce la si puA? fare e cosA� il Signore mi ha messo a fianco delle persone che mi hanno aiutato a capire il suo progetto su di me. Penso alla mia guida spirituale, che mi ha aiutato a conoscermi ed accettarmi nei miei limiti e nei miei pregi, penso ad una suora che mi ha invitato a fare catechismo, e che quindi mi ha fatto scoprire la bellezza di approfondire e testimoniare la propria fede, penso ai miei familiari che hanno creduto in me e ai miei amici, con i quali ho potuto crescere, e che mi hanno fatto scoprire la ricchezza della��amicizia, penso anche alle esperienze forti che ho vissuto: la partecipazione alla giornata mondiale della gioventA? a Colonia, nel 2005, penso ai ritiri, ai campi scuola, al conseguimento della laurea e altro ancora, tutti piccoli passi, a volte faticosi ma necessari, che mi hanno portato a prendere la decisione di entrare in seminario, per poter innanzi tutto approfondire la mia vocazione, perchA� comunque il seminario non A? un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

Come dice il vangelo infatti, dopo che il buon pastore fa uscire le sue pecore dal recinto, cammina davanti a loro per guidarle verso pascoli rigogliosi. Il Signore sta facendo cosA� anche con me: mi sta guidando verso la comprensione del suo progetto su di me: la��unica cosa da fare A? fidarsi di Lui e seguirlo.

Una volta ho letto una frase che mi ha colpito: a�?La��unione A? creatrice di miracolia�?. Ecco, io sto sperimentando che se si rimane uniti al Signore, con la��aiuto delle persone che Lui ti mette accanto, puoi davvero rendere la tua vita un miracoloa��e questa A? una proposta che Dio fa ad ognuno di noia��perchA� se ci fidiamo di Lui, nonostante le difficoltA� e i limiti, A? certo che non saremo delusi, perchA� Lui ci vuole felici!”A�(Roberto Pollastro)

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